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LUIGI NONO - IL CANTO SOSPESO

Le Lettere

Letzte Briefe zum Tode Verurteilter aus dem europäischen Widerstand

Anton Popov | Andreas Likourinos | Eleftèris Kiossès | Konstantinos Sirbas | Chaim | Esther Srul | Irina Malozon | Eusebio Giambone | Ljubka Schewtzowa | Elli Vogt |

Anton Popov

Bulgaria, di anni 26, insegnante e pubblicista
Sofia, Carceri centrali 22 luglio 1942

Cara mamma, caro fratello, cara sorella,

io muoio per un mondo che splenderà con luce tanto forte, con tale bellezza che il mio stesso sacrificio è nulla.

Confortatevi pensando che per esso sono morti milioni di uomini in migliaia di lotte sulle barricate e sui fronti di guerra. Consolatevi pensando che muoio per la giustizia. Consolatevi pensando che le nostre idee vinceranno.

Anton


Andreas Likourinos

Grecia, di anni 14, studente liceale .

Papà,

mi portano a Kessariani per l’esecuzione insieme ad altri sette detenuti. Ti prego di informare le loro familie di quanto accade. Non rattristare.

Andreas


Elefthèrios Kiossès

Grecia, di anni 19, studente .

Cara mammina, papà e sorelline

oggi 5 giugno 42 ci fucileranno. Moriamo da uomini per la patria. Non soffro affatto e così non voglio che voi soffriate. Non voglio pianti né lacrime. Abbiate pazienza. Vi auguro di essere felici e non addoloratevi per me. Saluti di tutto cuore a tutti. Siamo degni dei nostri avi e della Grecia. Non tremo affatto, e vi scrivo dritto in piedi. Respiro per l’ultima volta la profumata aria ellenica sotto l’Imetto. È una mattina meravigliosa. Abbiamo fatto la comunione e ci siamo anche spruzzati con acqua di colonia che un tale aveva in tasca.

Addio Ellade, madre di eroi

Lefteris


Konstantinos Sirbas

Grecia, di anni 22, barbiere

Venerato mio padre,

fra due ore mi impiccheranno nella piazza perché sono patriota. Non c’è nulla da fare. Non ti amareggiare padre; così era scritto per me. Si muore in compagnia. Addio. Arrivederci all’altro mondo, vi aspetterò, e il giorno che giungerete sarà festa. La mia roba la prenderai dalla Polizia. Il mio portofoglio non aveva dentro niente. Però e nuovo. prendilo tu papà. Ricordati che tuo figlio se ne va amareggiato perché non sentirà le campane della libertà.

Kostas -
Era scritto, che io morissi in aprile.


Chaim

, Polonia, di anni 14, contandino .

Miei cari genitori,

se il cielo fosse carta e tutti i mari del mondo inchiostro, non potrei descrivervi le mie sofferenze e tutto ciò che vedo intorno a me. Il campo si trova in una radura. Sin dal mattino ci cacciano al lavoro nella foresta. I miei piedi sanguinano perché ci hanno portato via le scarpe. Tutto il giorno lavoriamo quasi senza mangiare e la notte dormiamo sulla terra - ci hanno portato via anche i nostri mantelli.

Ogni notte soaldati ubriachi vengono a picchiarci con bastoni di legno, e il mio corpo è nero di lividi come un pezzo di legno bruciacchiato. Alle volte ci gettano qualche carota cruda, una barbabietola, ed è una vergogna: ci si batte per averne un pezzetto e persino qualche foglia. L’altro giorno due raggazzi sono scappati, allora ci hanno messo in fila e ogni quinto della fila veniva fucilato. Io non ero il quinto, ma so che non uscirò vivo di qui.

Dico addio a tutti e piango.


Eusebio Giambone

Italia, di anni 40, linotipista.

Fra poche ore io certamente non sarò più, ma sta pur certa che sarò calmo e tranquillo di fronte al plotone di esecuzione come lo sono attualmente, come lo fui durante quei due giorni di simulacro di processo, come lo fui alla lettura della sentenze, perché sapevo già all’inizio di questo processo che la conclusione sarebbe stata la condanna a morte.

Sono così tranquilli coloro che ci hanno condannati? Certamente no!


Irina Malozon

Urss

Caro zio,

non ho paura della morte, mi dispiace soltanto di aver vissuto poco, di aver fatto poco per il mio paese. Zio, ormai mi sono abituata al carcere., non sono sola, siamo in molti. Zio, però non ho paura della morte. Dite alla mamma che non pianga. Tanto non sarei egualmente vissuta per molto tempo con lei. Io avevo la mia strada. Che la mamma nasconda il grano se no i tedeschi se lo pigliano. Vostra nipote


Ljuba Scevtsova,

Urss

Addio mamma, tua figlia Ljubka se ne va nell’umida terra.


Esther Srul

Polonia

Le porte si aprono. Eccoli, i nostri assassini. Vestiti di nero. Sulle loro mani sporche portano guanti bianchi. A due a due ci cacciano dalla sinagoga. Care sorelle e fratelli come è duro dire addio per sempre alla vita così bella. E quelli che restano in vita non dimenticate mai la nostra innocente piccola via ebraica. Sorelle e fratelli vendicatevi sui nostri assassini.

Esther Srul, uccisa il 15 settembre 1942


Elli Voigt

Germania, di 32 anni, operaia .

Mio caro compagno,

mi è dato di potermi ancora congedare da te, cosa che ai più non è purtroppo concessa. Lo so, se tu ne avessi la possibiltà, ti prenderesti il peggio in vece mia; ma ognuno, di ciò che fa, deve rispondere di persona. Il mio amore per te mi rende tutto più facile di quanto non avrei creduto. Non occore assicurarti ancora che ti amerò fino alla tomba. Per i bambini sii sempre quello che sei stato per me, un compagno! Sperando nella vita, mi avvio alla morte. Vado con la fede in una vita migliore per voi.


„Il messagio in quelle lettere di condannati a morte è scolpito nel mio cuore come nei cuori di tutti quelli che considerano queste lettere come testimonienze d’amore , di cosciente determinazione e responsibilità verso la vita e come esempio di spirito di sacrifcio e di resistenza al nazismo, questo mostro dell’irrazionalità, che tentò d’annientare la ragione“

Luigi Nono

Die Briefe sind entnommen der deutschen Ausgabe ‘Lettere di condannati a morte della Resistenza Europea’ - Letzte Briefe zum Tode Verurteilter aus dem europäischen Widerstand. Steinberg Verlag, Zürich 1955

Hypertext: ©L Michael Klockmann